PER EDICOLE

È davvero bello andare in giro per il borgo dei pescatori alla scoperta delle edicole votive dedicate alla protettrice cittadina, la Madonna della Madia. Figure ispirate da un’antica icona mariana giunta via mare e ancora oggi custodita nella cattedrale. La gente qui ha sempre in casa un quadro della Madonna della Madia. E spesso lo colloca anche all’esterno delle abitazioni secondo l’antica tradizione delle edicole votive, qui in uso fin dai tempi dell’antica Roma con il culto dei Lari di cui rimangono testimonianze ancora oggi a Pompei e ad Ostia antica. E poi la parola stessa aedicula non deriva forse dal latino casa (aedes) che sta per casa o tempio piccolo, ossia nicchia. Un’espressione di fede lasciata alla custodia dei viandanti, che sopravvive ancora oggi per le vie di Napoli, l’antica capitale del regno del sud. Le edicole sono sia sui muri del borgo 800esco (murattiano) che nel borgo dei pescatori. Ed è qui che assumono un fascino in più, al riparo di suggestivi archi che permettono alle abitazioni di avere curiosamente delle stanze, non dei semplici passaggi, sopra le strade. E sotto? L’arco diventa cappella, luogo di preghiera. Non stupitevi se la gente fa il segno della croce, di un bacio verso il quadro, mentre cammina frettolosamente. Lasciatevi rapire dal fascino delle edicole. Un buon pretesto per visitare l’antico borgo dei pescatori e scoprirne i suoi monumenti e le edicole mariane esposte sui muri esterni delle case come se la città storica fosse un grande salotto. È una passeggiata che richiede davvero poco impegno ma davvero tanta curiosità da premiare con molte soddisfazioni.

Tempo richiesto
2 h

Grado di accessibilità
Massimo

Area
Centro storico

Mezzo
A piedi on in bici

Dalla Cattedrale

È il caso di cominciare dall’arco della cattedrale. Sulla destra il muraglione con 10 statue di santi provenienti dell’arco trionfale (retablo) 500esco che nella vecchia cattedrale romanica incorniciava l’icona della Madonna. C’è san Francesco d’Assisi, san Domenico, Isaia, Geremia, Ezechiele e sono probabile opera di Ludovico Fiorentino, attivo in zona nel XVI secolo. Alcune statue presentano deformazioni causate dal colpo di un fulmine che entrò in chiesa proprio la mattina di Natale del 1518, durante la terza messa solenne. Attraversò tutta la vecchia chiesa e si andò a schiantare sull’altare maggiore. Le 2 statue che mancano all’appello in realtà sono all’esterno della chiesa di San Francesco da Paola alla periferia sud della città.

Sull’altare superiore

Entrare in cattedrale significa vedere in lontananza sul secondo altare, quello più alto, secondo un modello tipico delle chiese andaluse, l’icona a cui si ispirano tutte le edicole votive della città. Si tratta di un’odigitria (in greco, colei che guida) bizantina secondo il modella della Madonna di Costantinopoli. Secondo la tradizione arrivò dal mare su una zattera. Le edicole votive replicano proprio quel sacro quadro che la gente del posto con termine greco chiama icona (che in greco significa “immagine”). Ai lati dell’icona della Madonna di Costantinopoli localmente detta della Madia, su due piccole mensole, si stagliano le statue in marmo bianco di Carrara, di san Michele arcangelo e di san Giuseppe, opera di Giuseppe Sammartino (Napoli, 1720 – Napoli, 1793) il famoso autore del famoso Cristo Velato, la scultura in marmo realizzata nel 1753 per la cappella dei principi di Sangro di Sansevero a Napoli, Santa Maria della Pietà, e che è visitata da turisti provenienti da tutto il mondo. Ora è il caso di entrare un attimo nella sagrestia al piano terra della cattedrale. Sulla sinistra “Il martirio di Santa Giustina” attribuito a Paolo Caliari detto “Il Veronese” (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588) e di fronte un quadro a semiluna che un tempo era un’edicola votiva posta all’interno della Porta del Porto che oggi invece ospita una perfetta copia dell’originale. È un invito ad andare a vederla.

Nel cuore del “paese vecchio”

Ma prima bisogna curiosare fra le numerose edicole mariane sparse per i vicoli del centro storico. Il pretesto per assaporare il piacere della scoperta tra i vicoli di una città che ebbe l’impostazione a casba durante l’occupazione araba (847-871). E muoversi alla scoperta dell’arco di Sallustio, di via Barbacana 61 dove su un lato vi è il quadro votivo e sull’altro una serie di affreschi deteriorati dal tempo. Non sono poi distanti. E anche senza una cartina si può muovere. Basta chiedere alla gente del borgo marinaro che con piacere ve li indicherà. Ecco qui alcuni indirizzi: edicola di via Peroscia, di vico dell’Erba 1, di vico Seminario, di via cavaliere 20, chiasso Fioriaio, chiasso Brescia e l’edicola di piazza Garibaldi 8 che ha la particolarità di essere dipinta sul muro. L’edicola di vico pugliese è secondo alcuni ricavata nella portierla, angusta porta d’accesso, al vero e primo castello della città distrutto nel XV secolo durante le lotte tra angioini e aragonesi. Questa edicola è ad angolo con l’edicola di via cimino 1 dove oltre a un bel quadro della Madonna della Madia si scopre un anello di pietra perché qui un tempo si legavano i cavalli. Basta risalire vico pugliese ed alzare lo sguardo alla finestra più in alto della casa sulla destra per scorgere una finestra unica per disegno. Di chiaro gusto gotico, incorniciata da una decorazione a rilievo detta “a denti di sega”, tipica dell’età angioina. È davvero quel che rimane del castello che dava il nome a una delle porte della citta, Porta Castri, che un tempo si ergeva dinanzi al Palazzo vescovile.

L’edicola più alta

Siamo nei pressi di vico Acquaviva dove la Madonna della Madia è raffigurata su una zattera con sullo sfondo una vela bianca e sotto vi è la città con le sue casette raffigurate in piccolo.
Pronti dunque a scendere per l’edicola di via San Cosmo 16 per poi scendere alla ricerca di quella di via Barbacana quella dove al passaggio della processione la Madonna della Madia fa l’inchino. È un arco così basso che i portantini dell’effige la portano non sulle spalle ma abbassano la presa fino al livello delle ginocchia e piegano la schiena pur di andare oltre.

L’effige più alta della Madonna della Madia è quella posta sulla sommità del campanile della cattedrale.
L’effige più bassa è quella disegnata su un marciapiede della Porta Vecchia tempo fa da un madonnaro che sostituì il gesso con il cemento e il risultato èfantastico. Un’edicola orizzontale da ammirare sul pavimento con i suoi splendidi colori e forme a rilievo.

Qual è l’edicola più bella? Difficile dirlo, ognuna ha la sua particolarità e la sua storia. E vediamo se in questa curiosissima caccia al tesoro riuscite a trovare una delle più caratteristiche edicole in un “chiasso”, chiasso Carmelano non credi che ha davvero un fascino in più?

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